Progetto promosso da Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Fondazione Fotografia Modena è un progetto promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, attivo dal 2007 e curato da Filippo Maggia, con lo scopo di accompagnare la costituzione - tuttora in fieri - di una collezione permanente di fotografia contemporanea e video d’artista, e di offrire al pubblico occasioni di crescita culturale e professionale attraverso iniziative espositive e di formazione.

Cristina Serra

1972, Novara

Cristina Serra 1972, Novara

Nasce a Novara nel 1972. Dopo gli studi artistici si laurea presso il Politecnico di Milano. Architetto, nel 2008 si avvicina alla fotografia per la realizzazione di un progetto professionale. Da allora inizia un’attività di ricerca e sperimentazione in questo ambito. Attraverso il linguaggio visivo si propone di indagare le connessioni tra spazio identità e tempo.

“Canto le forme dei corpi che presero nuova figura.” (Ovidio, Le Metamorfosi, libro I.)

ll progetto è una riflessione sulle correlazioni tra uomo e costruito. Sia l’architettura che il corpo umano sono ambiti in cui viene espressa un’identità. L’individuo, così come l’architettura può essere considerato: luogo, fisico, di apparenza, di riferimento della memoria, dell’immaginazione, dell’interazione, della percezione, dello spirito, del pensiero e della coscienza. I corpi umani, oltre ad organizzare la nostra esperienza sensoriale, incarnano un’epoca, attualmente sono il collettore e lo specchio di una molteplicità di codici in transito, specifici della nostra società. L’individuo diventa progetto, sede di autocontrollo e disciplina, il bisturi è una modalità di gestione capitalistica del proprio aspetto, icona della responsabilità individuale. La reinvenzione delle proprie fattezze è variegata, poiché riflette molteplici aspetti culturali. La progettazione sul corpo, così come quella di un edificio, è una pratica diffusa, non sempre affrontata dai soggetti con le stesse modalità, risorse e soprattutto con lo stesso grado di consapevolezza. Involucri edilizi pretenziosi e privi di significato, portano alla perdita del senso della bellezza e dell’autenticità dei segni umani nel territorio. Le costruzioni cosiddette “incongrue”, con le loro strutture disarmoniche, creano identità di luoghi dissonanti. Nel rapporto riflessivo tra corpo e architettura si decifra un’interazione connotata da continue ibridazioni reciproche, rispetto alle geometrie dei canoni estetici. Attraverso questo raffronto simultaneo, tra l’involucro umano e quello edilizio, si enfatizzano le strutture concettuali del nostro tempo.

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