Progetto promosso da Fondazione Cassa di Risparmio di Modena

Fondazione Fotografia Modena è un progetto promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Modena, attivo dal 2007 e curato da Filippo Maggia, con lo scopo di accompagnare la costituzione - tuttora in fieri - di una collezione permanente di fotografia contemporanea e video d’artista, e di offrire al pubblico occasioni di crescita culturale e professionale attraverso iniziative espositive e di formazione.

Walter Niedermayr

1952, Bolzano

Walter Niedermayr 1952, Bolzano

Si dedica alla fotografia dai primi anni ottanta, concentrando le sue ricerche sulle trasformazioni del paesaggio familiare della montagna. Nel tempo l’attenzione si allarga all’architettura, soffermandosi su diversi soggetti tra i quali le costruzioni incompiute, i luoghi sottratti allo sguardo quotidiano come ospedali e carceri, gli snodi sopraelevati delle strade ad alto scorrimento, le opere di architettura contemporanea. In anni recenti affianca alla fotografia il video quale strumento di indagine dello spazio e del paesaggio alpino. A partire dagli anni novanta espone alla Biennale di Venezia, alla Kunsthalle di Vienna, allo Yokohama Museum of Art, al Centre Georges Pompidou e al Centre national de la Photographie di Parigi, al Mori Art Museum e all’Hara Museum of Contemporary Art di Tokyo, alla XII Biennale di Architettura di Venezia. Sue mostre personali sono ospitate presso la Kunsthalle di Vienna, il deSingel International Art Campus di Anversa, il Kunstverein di Hannover, la Galerie Nordenhake di Stoccolma, il Museum der bildenden Künste di Lipsia, il Museion di Bolzano, il Centre pour l’image contemporaine di Ginevra, la White Cube a Londra, il Museum der Moderne Rupertinum di Salisburgo.

Nato e cresciuto a Bolzano, fin dai primi anni ottanta Walter Niedermayr concentra la sua attenzione sul paesaggio alpino, osservando le conseguenze prodotte dall’avanzare del turismo di massa e dall’industrializzazione del paesaggio alpino. Al tempo stesso la sua ricerca si focalizza sull’atto stesso del guardare fotografico e sui suoi limiti, che indaga attraverso la creazione di immagini composite. Le sue opere sono polittici in cui i margini delle fotografie affiancate presentano porzioni di spazio ripetute e sovrapponibili. Una frammentazione che richiama le ferite inflitte a un paesaggio che sempre meno si presta alla contemplativa ricerca del sublime. Le trasformazioni in atto implicano al contrario uno sguardo analitico, aprendo interrogativi sulla percezione del mondo e sull’impatto che su di esso ha l’uomo. Monumentali nelle dimensioni, le opere sono sottoposte a un processo di riduzione che coinvolge colori e forme: attraverso una sottoesposizione e desaturazione delle superfici fotografiche evidenziano elementi essenziali che l’oscurità normalmente inghiotte e creano intorno ad essi un vuoto luminoso, aperto al dubbio, che ciascuno può colmare attraverso le proprie riflessioni. Il sottile equilibrio fra concreta evidenza e illusione della rappresentazione contraddistingue ogni opera di Niedermayr: dalle recenti fotografie della montagna, come St. Anton am Arlberg 04, Glacier des Bossons 02 e Aspen 98 (2009), a quelle che indagano la percezione dello spazio architettonico – raccolte nelle serie Raumfolgen (1991-2010), Artefacte (1992- ), Rohbauten (1997- ) e Bildraum (2000-2010) – fino alle immagini realizzate in Iran tra il 2005 e il 2008. Questa serie, cui appartengono Yazd, Iran 37 (2005) e Shiraz, Iran 124 (2006), indaga un territorio dalla storia millenaria in cui coesistono tracce dell’antica Persia e dell’industrializzazione, dell’influenza occidentale e della rivoluzione islamica. Attraverso le frammentazioni e gli spostamenti tipici del suo lavoro Niedermayr sembra delineare possibili connessioni tra passato e presente, ponendoci, una volta ancora, di fronte alle evidenze del visibile e all’illusione della visione.

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  • WALTER NIEDERMAYR interview

    WALTER NIEDERMAYR interview

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