Dopo un'infanzia trascorsa spostandosi in varie città del giappone, nel 1961 Moriyama si stabilisce a Tokyo dove entra in contatto con i fotografi Shomei Tomatsu ed Eikoh Hosoe, del quale diventa assistente.
Poco dopo inizia la carriera da freelance e nel 1967 vince il premio come artista emergente della Japan
Photo-Critics Association. Negli stessi anni inizia a collaborare con diverse riviste, la più importante delle quali - benché uscita in tre soli numeri - è “Provoke”, una rivista d’avanguardia, destinata a infl uenzare radicalmente la fotografi a giapponese degli anni a venire.
Definita dal suo stesso sottotitolo “Provocative material for thinkers”, la rivista sosteneva l’idea che, in un mondo in cui le parole hanno perso la loro forza, solo la fotografi a può raccogliere frammenti della realtà e presentarli come materiale capace di provocare pensiero.
Oltre alle due celebri serie realizzate per “Provoke” - l’una notturna, scattata in un love hotel, l’altra realizzata in un drugstore ad Aoyama ritraendo gli scaffali colmi di prodotti americani - tra gli anni Sessanta e Settanta Moriyama realizza importanti lavori che consolidano la sua ricerca sia sul piano stilistico che concettuale, rompendo drasticamente con la tradizione del tempo: Pantomime, Japan: a photo theater, Scandal, Accident o ancora le serie Hunter e Farewell photography, la cui pubblicazione in Giappone suscita grande scalpore.
Profondamente infl uenzato dalla cultura on the road di Jack Kerouac, Moriyama concepisce tutta la
sua vita come un viaggio continuo, spostandosi da un luogo all’altro, vivendo la strada e la gente che
la popola, libero da legami e aperto alla conoscenza. Ogni singola cosa che si offre al suo sguardo
è degna di essere fotografata: non è importante il soggetto, né chi sia l’autore, perché non c’è distinzione tra la realtà vissuta e la realtà nell’immagine - spesso gli scatti dal vivo si mescolano a riproduzioni di foto tratte da magazine, pubblicità o televisione.
Ciò che conta è il frammento di esperienza, parziale e permanente, che la fotografi a può trovare, quell’unica verità che esiste solo nel punto in cui il senso del tempo del fotografo e la natura
frammentaria del mondo si incontrano.
Negli anni Novanta arriva il successo internazionale che lo porta ad esporre in diverse gallerie e musei di tutto il mondo mondo, tra i quali il San Francisco Museum of Modern Art (1999, 2009), il Metropolitan Museum di New York, il Fotomuseum di Winterthur (1999), la White Cube Gallery di Londra (2002), la Fondation Cartier pour l’art contemporain di Parigi (2003), la Kunsthaus di Graz, il Museum of Contemporary Art di Vigo, Spagna (2005), il Museum of Contemporary Art di Tokyo (2008).